La Calabria custodisce uno dei patrimoni di biodiversità frutticola più ricchi d’Italia, nato per due vie: la domesticazione di specie selvatiche già presenti sul territorio e l’introduzione, in epoche diverse, di specie esotiche poi naturalizzate. Sui rilievi che sovrastano il Golfo di Sibari, a Broglio di Trebisacce, gli scavi di un’abitazione protostorica hanno restituito resti vegetali di cereali, legumi, noci e olive: siamo fra la media età del bronzo e la prima colonizzazione ellenica.
Le prime testimonianze di piante da frutto domesticate risalgono alla colonizzazione greca (VIII secolo a.C.) e riguardano vite e olivo. Poi ogni dominazione ha lasciato la sua eredità colturale: collocata al centro del Mediterraneo, la Calabria è stata un crocevia di navigatori, e i traffici commerciali hanno significato anche scambio di materiale genetico. Il suo germoplasma frutticolo rispecchia perciò l’eterogeneità etnica delle sue dominazioni. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.












