La Toscana è forse la regione dove la frutticoltura ha lasciato la traccia culturale più profonda. Fra Rinascimento e Umanesimo il vecchio hortus conclusus medievale si trasforma nel pomario — il frutteto-collezione — e i Medici ne fanno un simbolo di potere e insieme un osservatorio scientifico, incaricando diplomatici e ambasciatori di importare piante e varietà da tutto il mondo conosciuto.
Di quella straordinaria stagione restano testimonianze pittoriche e letterarie: le circa 900 varietà ritratte da Bartolomeo Bimbi per la corte medicea, i Discorsi di Pietro Andrea Mattioli sulle ciliegie senesi (amarine, visciole, marasche) e sui fichi e peschi toscani, e la Pomona Italiana di Giorgio Gallesio, che nell’Ottocento descrive e distingue le accessioni toscane. Molti nomi annotati da Gallesio — la pera Spadona e Campana, la mela Panaia, le pesche Cotogne fiorentine — sono ancora oggi legati a varietà conservate.
Questo patrimonio, censito nei Repertori Regionali istituiti dalla Legge Regionale 64/04 sulla tutela delle risorse genetiche autoctone, conta centinaia di accessioni custodite da agricoltori e vivaisti. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.











