Frutti antichi dell’Umbria

In Umbria la frutticoltura ha avuto quasi sempre il carattere della coltivazione familiare: negli orti e nei piccoli campi dei poderi e dei conventi, per l’autoconsumo e al massimo per il mercato locale. Pere, mele, cotogne, mandorle, pesche, visciole e noci erano i frutti più tenuti in considerazione.

C’è una ragione precisa per cui di queste piante resta poca documentazione medievale, mentre cereali e legumi sono registrati con puntualità: l’orto poderale era recintato e i suoi prodotti non erano soggetti a canone: una sorta di zona franca di cui il contadino affittuario poteva disporre a suo piacimento. I frutti, semplicemente, non passavano dai registri del padrone.

Dal Cinquecento la mezzadria moltiplicò la differenziazione colturale, generando quella che è stata definita «policoltura verticale»: si coltivava sotto e sopra, consociando erbacee e arboree secondo il principio di «voler tutto da per tutto», per rendere il podere autosufficiente. Su terreni poveri si sceglievano le piante più rustiche e i frutti più serbevoli, da conservare a lungo in fruttaio. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.

Agrumi

Agrumi

1 scheda
Albicocche

Albicocche

3 schede
Castagni

Castagni

13 schede
Ciliegie

Ciliegie

8 schede · 1 in lavorazione
Fichi

Fichi

21 schede
Mandorli

Mandorli

1 scheda
Mele

Mele

34 schede · 1 in lavorazione
Pere

Pere

39 schede · 2 in lavorazione
Pesche

Pesche

13 schede
Susine

Susine

17 schede