I Sanniti, primo popolo stabilmente insediato in questo territorio, misero a coltura ai margini dei pascoli e dei campi le piante da frutto che trovavano sul posto o che arrivavano dalla vicina Magna Grecia: la vite, il fico, l’olivo. Con la conquista romana del Sannio il ventaglio si allargò nelle ville rustiche ad albicocco, ciliegio acido, pesco, noce, nocciolo, mandorlo, gelso, melograno, castagno e carrubo, oltre a nuove varietà di melo e pero venute dal Mediterraneo e dal Medio Oriente.
Dopo la caduta dell’Impero la frutticoltura tornò alle peggiori condizioni e boschi e acquitrini ripresero terreno. A salvare specie e varietà furono gli orti chiusi dei conventi — l’abbazia di San Vincenzo e le altre badie del Contado di Molise — dove i frati benedettini le custodirono al riparo dalle campagne insicure. Solo più tardi i feudatari le ripresero nei giardini recintati, e infine i coloni poterono piantare alberi da frutto nei piccoli orti a ridosso del castello. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.








