Frutti antichi di Friuli-Venezia Giulia

La frutticoltura friulana nasce con la centuriazione dell’agro aquileiese, dopo la fondazione di Aquileia (181 a.C.): bonifiche e disboscamenti misero a coltura la pianura, accanto ai cereali e alla vite — il cui vino si esportava verso i paesi nordici — trovarono posto i fruttiferi e, sia pur a fatica per il clima, l’olivo.

La «mala matiana» di Aquileia

Due autori del II-III secolo, il greco Ateneo ed Erodiano, descrivono l’agro aquileiese: Ateneo cita la mala matiana — mele celebri, prodotte ai piedi delle Alpi a nord di Aquileia, che arrivavano fino a Roma. La ritroviamo nell’Editto di Diocleziano (301 d.C.), che distingue la mala matiana optima dalla sequentia. Gli scavi di Aquileia hanno restituito resti di pesche, ciliegie e castagne; e l’Editto di Rotari (643 d.C.), longobardo, cita fra gli alberi da frutto castagno, pero, melo, olivo e vite.

Il pero di Janis, dalla Spagna alla Carnia

All’età moderna appartiene una figura fra storia e leggenda: Francesco Janis di Tolmezzo, «Dottore di leggi eccellentissimo». Ambasciatore della Serenissima, nel 1519 fu inviato in Spagna alla corte di Carlo V: di là riportò una varietà precoce di pero dai frutti piccoli, tuttora nota in Carnia come «pero di Janis». È uno dei primi eventi documentati di importazione di una varietà in Friuli — poi moltiplicati dagli emigranti carnici che, tornando ai paesi, portavano con sé nuovi innesti.

Castagni

Castagni

20 schede
Ciliegie

Ciliegie

23 schede
Fichi

Fichi

3 schede
Mandorli

Mandorli

4 schede
Mele

Mele

93 schede
Pere

Pere

25 schede · 1 in lavorazione
Pesche

Pesche

3 schede
Susine

Susine

14 schede

Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016, capitolo Friuli Venezia Giulia (P. Zandigiacomo, R. Testolin).