Uva Covra
Vitigno · Emilia-Romagna
Secondo Ramazzini era coltivata su vite maritata in zona San Cataldo a Modena. Luogo dove per altro si trovavano molte altre varietà tra cui Gradesana, Berzemino, Negretta, Amaraguscia, Moscatello Nero, Posticcia, Rossetta, Termarina Rossa, Uva D’Oro, Ciocchella, Ciocchellona ed altre. Era comunque uva con discreto glucosio e acidità, affine a certi lambruschi come quello dell’Oliva.
Vi è anche la Corva nera, e una specie detta Orna, dalla quale si ottiene un vino grasso e ottimo, simile al Mangiaverra di Napoli. Non dissimili vini si producono nell’agro Parmense, Reggiano e Carpense, ma di sostanza più grassa1.
Nel catalogo delle viti coltivate nelle province di Modena e Reggio, Niccolò Caula, nelle Annotazioni al volumetto “I vini Modanesi. Baccanale d’un Accademico Dissonante colle Annotazioni“, pubblicato a Modena nel 1752, ritiene Covra la migliore delle uve tenere e ne riporta il sinonimo Nigrone , in riferimento al colore molto scuro e alle dimensioni (Maini, 1851). Il nome Nigròn è stato in seguito attribuito anche ad un’altra uva a buccia molto scura, che non ha alcuna affinità con Covra: l’ibrido interspecifico Jacquez, come rilevato da Meglioraldi et al. (2013). Niccolò Caula parla anche di diverse tipologie di Covra: “se dal picciuol rosso è migliore”. Distingue anche una Covra gentile, dagli acini più piccoli e meno numerosi, che “è ancor migliore” rispetto alla Covra. Analoga distinzione viene fatta in seguito dall’Aggazzotti (1867) che descrive la Corvina (Covra gentile), che ritiene “da preferirsi alle altre due varietà della stessa uva, dette una Covra e l’altra Covrone”.
La varietà Covra è citata tra le uve nere nella “nota sulle uve che si coltivano nella nostra montagna” che Filippo Re stila nel suo resoconto dei viaggi nelle zone montane di Reggio Emilia (1800). Dalla Fossa (1811) cita Covra gentile e suggerisce poi di scartare le Covre perchè hanno il solo vantaggio di essere precoci. Gallesio, in visita alla tenuta di Nonantola del conte Salimbeni, scrive di due Covre, “la migliore è la Covra gentile che fa grappoli pigmentati e acini rotondi” e definisce la Covra come uva ricca di parte colorante, al pari della Guscia Amara (Gallesio 1837)2. Nel 1840 la Còvra, o nigrèra, viene inserita da Vincenzo Bertozzi tra le “altre viti di uva di colore coltivate comunemente nei campi” di Reggio Emilia. Casali, nel 1915, riporta numerose denominazioni dialettali reggiane, che almeno in parte riflettono una variabilità interna alla varietà: òva covra, crova, covroun, crovètta, lònga, Sànta Maria, cruvacìn3.
N. 35. COVRA NERA (Corvina)
Grappolo grande, piramidale, ben allargato alla base; graspoletti ben forniti e spiccati: peduncolo ordinario, non molto resistente, un po’ rossiccio: piccioletti degli acini ricurvi, piuttosto lunghi ed a larga base, sempre rossa alla inserzione nel grano, non pochi dei quali rimangono acerbi, verdi e marmorei.
Acino sferico, da porsi nel novero de’ grandi, non però tanto quanto il Corvone n. 30, ma qualche cosa più della Corvina gentile n. 6: opaco e qualche poco polveroso.
Buccia nero blea, di poca resistenza, ben staccata dalla polpa, con mediocre materia colorante.
Succo abbondante, poco colorato, acquoso, inaromatico, dolciastro.
Uva da vino e, mangereccia, ma poco: di gusto dolciastro e poco delicato, perciocché non figura nelle tavole de’ grandi ma solo a frugale pasto dell’operajo: nella confezione dell’vino, quanta minor copia ve ne sarà stata messa tanto più sapido riuscirà, perché sola dà vino svuoto, insipido, di nessun tono, e di poca durata; del resto possiede le stesse proprietà di cui feci cenno parlando della Corvina gentile n. 6 di cui è sicuramente una, varietà più ricca in sugo e di grani un po’ più grossi4.
“L’apparizione della peronospora venne osservata soltanto in giugno ; le prime chiazze che ne manifestarono la presenza vennero viste su qualche foglia di Crova nel podere sperimentale presso Parma addi 23 di questo mese”5.
Covra è la migliore di tutte le Uve tenere, e se dal picciuol rosso, è migliore6.
Da alcuni è detta Negrone per esser molto negra, e grossa7.
Covra. E’ diffuso nel piano alto, produce bene, ma è molto soggetto alla peronospora. Il vino riesce mediocre e poco serbevole8.
V’è un’ altra spezie di Covra, detta Covra gentile, che è ancor migliore, ed ha il picciuol rosso, e le grana più picciole, e più rare9.
Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)
Grappolo grande, piramidale, ben allargato alla base; graspoletti ben forniti e spiccati; peduncolo ordinario, non molto resistente, un po’ rossiccio; piccioletti degli acini ricurvi, piuttosto lunghi ed a larga base, sempre rossa all’inserzione nel grano, non pochi de’ quali rimangono acerbi, verdi e marmorei. Acino sferico, da porsi nel novero de’ grandi, non però tanto quanto il Covrone (n. 30), ma qualche cosa più della Corvina gentile (n. 6); opaco e qualche poco polveroso. Buccia nero-bleu, di poca resistenza, ben staccata dalla polpa, con mediocre materia colorante. Sugo abbondante, poco colorato, acquoso, inaromatico, dolciastro.
Uva da vino e mangereccia, ma poco, di gusto dolciastro e poco delicato, perlocché non figura nelle tavole de’ grandi ma solo al frugale pasto dell’operaio. Nella confezione del vino, quanta minor copia ve ne è messa, tanto più sapido riescirà, perché sola dà vino svoto, insipido, di nessun tono e di poca durata. Del resto possiede le stesse proprietà di cui feci cenno parlando della Corvina gentile (n. 6), di cui è sicuramente una varietà più ricca in sugo e di grani un po’ più grossi.
F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 35.
Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)
Campioni raccolti a San Cataldo, da viti maritate ad alberi; buccia nera. In 100 parti di mosto: glucosio 19,1; acidità totale 1,02; bitartrato potassico 0,60; sostanze estrattive 17,10; azoto 0,007; ceneri 0,50. (Su 1000 g d’uva: 453 acini; peso acini 950,5 g, vinaccioli 30,2 g, bucce 79,0 g.)
E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro I).
Identità genetica (2020)
L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) associa l’accessione reggiana «Covra» alla «Uva Crova» dei repertori (VIVC).
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
- Bacci Andrea – De naturali vinorum historia – 1595 ↩︎
- Bignami C., Imazio S., Antonelli A., Masino F., Matrella V., Montevecchi G., Vasile Simone , 2015. Covra. In: Italian Vitis Database, www.vitisdb.it, ISSN 2282-006X ↩︎
- Bignami C., Imazio S., Antonelli A., Masino F., Matrella V., Montevecchi G., Vasile Simone , 2015. Covra. In: Italian Vitis Database, www.vitisdb.it, ISSN 2282-006X ↩︎
- F. Aggazzotti – Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, 1867 ↩︎
- Bollettino del Comizio Agrario di Parma, 1887 ↩︎
- “L’indicatore Modenese” n. 10, Maini, Settembre 1851 ↩︎
- “L’indicatore Modenese” n. 10, Maini, Settembre 1851 ↩︎
- Giornale Vinicolo Italiano, n. 26, 1925 ↩︎
- “L’indicatore Modenese” n. 10, Maini, Settembre 1851 ↩︎
Nome dialettale reggiano: còvra, cròva (uva nera, «Corvina o Crova nera»); forme della parte montana cròva cécca, cròva gentîl (cruvacîn, «Corvina gentile»), cròva lònga, cròva Sànta Marìa (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Profilo ampelografico (Malavasi, 1879)
Tralcio. Rossiccio, cilindrico-prismatico, a nodi poco ingrossati, leggermente striato, a internodi uguali o maggiori del peduncolo, disposti alquanto a zig-zag.
Foglia. Lembo a 5 lobi, incisi anche talvolta più di 1/4, gli inferiori divaricanti; denti pochissimo mucronati. Pagina superiore verde, polverosa, irregolarmente chiazzata in rosso, l’inferiore pubescente, colle nervature arrossanti prima delle principali. Peduncolo cilindrico, rossiccio, poco ingrossato alla base, geniculato e contorto, minore della nervatura principale.
Grappolo. Conico o cilindrico, grande, alquanto serrato, a 2-4 assi secondarj (talvolta il primo assai lungo), a peduncolo corto ligneo, rachide giallo, pedicelli rossicci al sommo.
Acino. Di mm. 16×15 in media, sugoso, assai dolce, a buccia nera, poco consistente, molto colorante, cera irregolarmente copiosa. Semi: 1-2 brunicci, non molto grandi.
Forma Covra grossa, detta anche Crova, Corva, Corvina, Negrone. Vitigno molto frequente e feracissimo; uva buona da vino e per la sapa, matura in settembre. Secondo il Caula è la migliore delle uve tenere. Malavasi la dice somigliante alla corvina o crovina della Riviera Ligure.
Forma Corva gentile. Tralcio cilindrico, rossigno, finamente striato; foglia a 5 lobi incisi al più 1/4, pagina superiore verde intenso polverosa, l’inferiore pubescente un po’ lanuginosa; grappolo di 15-18 cent., mediamente serrato, cilindrico, brevemente peduncolato; acino subsferico piccolo di mm. 12×12,5, sugoso, dolce, buccia nera un po’ dura, poca cera; semi 3-4 grossi, castani. Varietà migliore della Covra grossa, ma meno frequente e meno ferace; matura in settembre.
L. Malavasi, Contributo all’ampelografia modenese, Modena, Tip. Cesare Olivari, 1879.
