Uva Lambrusco Montericco
Vitigno · Emilia-Romagna

Piccole quantità di Lambrusco unite al vino ricavato dall’uva Salvatica possono produrre vini fini1.
Esposizione delle uve di Reggio Emilia (1891)
All’Esposizione delle uve di Reggio Emilia (1891), col nome di Selvatica di Monterico, fu presentata da più espositori (Barco, Cavazzoli): coltivazione da mediocre a molto estesa, produttività elevata (fino a «moltissimo»), uva da pasto e da taglio, maturazione tardiva; «ricercata dai negozianti nostrali e poco dai Lombardi».
Bollettino del Comizio Agrario e della Società d’Agricoltura di Reggio nell’Emilia, anno XXIV, n. 6-7, giugno-luglio 1891 — Esposizione delle uve (Allegato G).
- Medici, Filippo – Giornale di Agricoltura, Industria e Commercio – 1879 ↩︎
Nome dialettale reggiano: lambrósch éd Muntrécch, salvàdga éd Muntrécch (uva nera) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
Questo vitigno si distacca nettamente, per le sue caratteristiche morfologiche, dagli altri Lambruschi.
Inizialmente noto come Selvatica di Montericco, si ritiene proveniente dall’omonima località del comune di Albinea, in provincia di Reggio Emilia. La zona di coltivazione è tuttora limitata all’intorno di quella di provenienza che si colloca nell’area collinare del reggiano, soprattutto negli ambienti meno fertili. La sua diffusione è ostacolata dal fatto che è soggetto ad acinellatura, il che ne compromette la possibilità di evoluzione completa della componente polifenolica, in particolare della maturazione antocianica. Ha germogliamento medio e maturazione tardiva tra il 5 e il 15 ottobre. Nella norma la suscettibilità alle principali patologie.
È una pianta non particolarmente vigorosa rispetto alla media della famiglia di appartenenza, con vegetazione eretta e fertilità delle gemme basali a partire dal secondo, terzo nodo. Si adatta tuttavia a potature corte come Cordone speronato, ma si impiegano anche Cordone libero e GDC negli ambienti più fertili. Ottimi risultati garantisce anche il Sylvoz.
I problemi di acinellatura e maturazione conseguente, ne condizionano il colore dei vini che si presentano di tonalità rosso rubino non molto intensa, a volte tendente al cerasuolo, di media struttura, con buona acidità che ne fa un vino in genere beverino e fresco. Tale acidità, accompagnata da una componente tannica non sempre evoluta, lo presenta rustico al palato con sentori fruttati di mora e frutti di bosco, ma anche erbacei di fiori selvatici, rosa canina e viola.
