
Varietà a bacca bianca originaria del Trentino, nota anche come Paolina. È citata sin dall’Ottocento nei repertori viticoli locali e viene classificata fra i vitigni autoctoni trentini in via di recupero. Le zone storiche di coltivazione includono la Valsugana, specialmente nei dintorni di Pergine Valsugana e sulle sponde del lago di Canzolino.
La foglia adulta risulta di taglia superiore alla media, con forma pentagonale o quinquelobata e pagina superiore di colore verde scuro. Il grappolo è di dimensioni ragguardevoli e l’acino presenta buccia pruinosa sottile, sebbene i dati strutturali completi non siano completamente documentati nelle fonti consultate. Tecnicamente, il vitigno presenta fasi fenologiche piuttosto tardive rispetto alle varietà locali più diffuse, e un’acidità elevata nei mosti. Viene considerato adatto per la produzione di vini caratterizzati da freschezza e mineralità, a basso grado alcolico.
Storicamente, la varietà era coltivata in modo più diffuso fino alla fine dell’Ottocento quando la sua coltivazione diminuì drasticamente. Oggi è presente in quantità molto ridotte ed è oggetto di progetti di recupero da parte dell’Fondazione Edmund MACH e del Istituto Agrario di San Michele all’Adige. La versione commerciale attuale della varietà si basa su pochi filari remoti.
Di origine sconosciuta, questa cultivar a bacca bianca deve con tutta probabilità il suo nome all’ambiente nel quale ha trovato le migliori condizioni di sviluppo: la montagna trentina. Attualmente presente in un numero ridotto di individui, se vinificata in purezza produce un vino giallo paglierino scarico, con marcate note aromatiche fruttate e floreali che ricordano la fragranza del moscato. In bocca è mediamente strutturato e caratterizzato da scarsa acidità1.
