Uva Nera del Baisi

La Nera dei Baisi è una varietà recuperata dall’estinzione nel 2002 grazie al progetto della “Conservatoria delle Varietà Autoctone in via di estinzione in Vallagarina”, realizzato dall’Azienda Albino Armani con il supporto dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Insieme ad altre cultivar locali in grave rischio di perdita genetica, rappresenta uno dei più significativi esempi di recupero viticolo alpino.

Prende il nome dalla contrada Baisi di Terragnolo, ai piedi del Pasubio, dove sopravviveva l’ultima vigna conosciuta. Le ricerche ne hanno chiarito l’origine, riconducendola a un antico incrocio franco-americano, identificato come Plantet (Seibel 5455), ottenuto da Albert Seibel tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento nel quadro della vasta attività di ricerca contro fillossera, oidio e peronospora. È nota anche con i sinonimi Pignoleta Nera e Solara.

La varietà presenta una spiccata resistenza alle malattie fungine e può essere considerata un “proto-PIWI”, appartenendo alla prima generazione di incroci resistenti creati in Europa. La sua espressione enologica attuale è legata interamente all’Azienda Albino Armani, che produce circa 2500 bottiglie annue da un vigneto situato in Valdadige, nel comune di Dolcè, su suoli di origine alluvionale e allevamento tradizionale a pergola veronese. La vinificazione prevede fermentazione con macerazione, maturazione in parte in acciaio e in parte in legno, e successivo affinamento in bottiglia.

Il vino mostra un colore rubino vivace ed esprime profumi intensi di fragola e ciliegia, rose rosse e note lievemente tostate. Al palato risulta fresco, succoso e dinamico, con un carattere minerale e sapido, tannini minimi e una fragranza che richiama gli antichi incroci franco-americani pur mantenendo finezza ed eleganza. La chiusura è pulita e piacevole, con delicati ritorni vegetali e un profilo aromatico moderno, leggero e immediato.

Degustato leggermente fresco valorizza il frutto ed è particolarmente adatto come aperitivo o in abbinamento a salumi e formaggi. La sua identità unica, legata tanto alla storia quanto alle nuove tendenze verso vini profumati e di contenuto alcolico moderato, lo rende una delle espressioni più originali dell’enologia alpina contemporanea.

Vitigno a bacca nera di origine sconosciuta, diffuso in forma sporadica in varie zone del Trentino. Presenta un grappolo grande, conico e mediamente compatto, e mostra una sensibilità nella media verso le principali malattie della vite. Vinificato in purezza dà un vino di colore rosso rubino carico, caratterizzato da intensi sentori di piccoli frutti rossi e neri, in particolare lampone, mirtillo e mora. Al palato evidenzia buona alcolicità e un profilo equilibrato grazie a un’acidità ben definita1.

  1. Scienza, Attilio, et al. Dizionario dei vitigni antichi minori italiani. Ci.Vin. – Associazione Italiana Città del Vino, 2004. ↩︎
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