Uva Groppello di Revò

Conosciuto anche come Groppello della Val di Non e Groppello Anaune, questa antica varietà a bacca nera è profondamente legata ai ripidi versanti del comune di Novella, tra Revò, Romallo, Cagnò, Cloz e Brez. Qui, su costoni scoscesi che precipitano verso il lago di Santa Giustina, il vitigno viene coltivato da secoli in condizioni eroiche: filari stretti, pendenze elevate e lavorazioni interamente manuali, dalla potatura alla vendemmia. La superficie vitata residua è oggi limitata a pochi ettari e la produzione complessiva annua si aggira intorno alle 12.000 bottiglie.

Le osservazioni ampelografiche condotte fra il 1998 e il 2003 hanno definito con precisione i caratteri della varietà. Il germoglio presenta apice aperto con pigmentazione evidente su un lato e quasi assenza di peli. Le foglie giovani mostrano tonalità verdi con aree bronzate, mentre quelle adulte sono medio-piccole, pentagonali, con tre o cinque lobi, pagina superiore verde scuro e picciolo corto, interamente pigmentato di vinaccia. Il tralcio legnoso è liscio, leggermente appiattito e di colore bruno-giallastro.

Il grappolo è di dimensioni medio-piccole, compatto, con peduncolo molto corto e acini rotondi di colore bleu-nero, ricchi di pruina e provvisti di buccia spessa. La polpa è succosa e di sapore neutro, con 2–4 vinaccioli per acino. Il vitigno presenta una vigoria buona, un’attività vegetativa abbondante e una maturazione tardiva, rientrando nella IV epoca. Mostra una produzione mediamente elevata, con buon accumulo zuccherino in relazione alle quote di coltivazione e con acidità totale piuttosto alta. Non si adatta bene alla potatura corta, mentre risulta idoneo ai sistemi a Guyot. Le migliori rese qualitative si ottengono sulle colline più esposte a sud della Val di Non.

Storicamente considerato un vitigno “difficile” ma prezioso, il Groppello di Revò ha rappresentato per secoli il vino delle feste di paese e delle famiglie locali. Le sue uve, raccolte su pendenze che impediscono l’uso di macchine, sono ancora oggi vendemmiate a mano, gerla dopo gerla. Per tradizione parte delle vinacce era destinata alla distillazione della grappa, mentre in anni recenti alcune aziende hanno sperimentato anche la spumantizzazione con metodo classico.

Vinificato in purezza dona vini dalla forte identità territoriale, dal colore rosso tendente al violetto e di intensità discreta. Al naso emergono note fruttate e leggere spezie, mentre al palato dominano vivacità acidica, freschezza, una lieve astringenza e un profilo sapido che richiama i suoli alluvionali e la quota dei vigneti. Dopo affinamento mostra una speziatura caratteristica, legata al rotundone, con ricordi di pepe nero. Per la sua struttura e acidità si abbina perfettamente ai piatti tradizionali della Val di Non, come il tortel di patate, le minestre d’orzo e i formaggi di malga.

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