Visparola è una varietà autoctona a bacca bianca originaria della Sicilia, in particolare delle province di Palermo e Catania. Storicamente ben descritta da Cupani (1696) e Sestini (1812), oggi è quasi scomparsa come vitigno coltivato ma rimane fondamentale per la genealogia della vite italiana. È considerata un capostipite della viticoltura tradizionale del centro-sud Italia e di alcune regioni balcaniche, con una presenza genetica che indica una migrazione lungo la costa adriatica e una forte influenza sulla biodiversità viticola mediterranea.
Visparola ha un grappolo di media grandezza con acini bianchi, dotati di buccia sottile ma resistente, e la pianta si adatta bene ai climi mediterranei caldi. Dal punto di vista genetico, la varietà riveste una posizione centrale ed è genitore diretto di numerose varietà italiane di rilievo, tra cui il Mantonico Bianco calabrese e il Trebbiano Toscano, oltre a varietà minori diffuse lungo la fascia adriatica.
Studi molecolari basati su SNP evidenziano che Visparola ha generato una vasta discendenza con almeno 16 figli noti diretti tra cui varietà agronomicamente importanti. Tra i suoi nipoti si annoverano varietà diffuse in Sicilia, Calabria, Basilicata e lungo la penisola, confermando un ruolo chiave nella formazione del germoplasma italiano. In ambito esterno all’Italia, è genitore di varietà balcaniche come Vulpea e Alba Imputotato, dimostrando una distribuzione geografica che supera il confine nazionale.
Nonostante la riduzione della sua coltivazione diretta, Visparola è ancora importante per la conservazione genetica e per la valorizzazione delle radici storiche della viticoltura italiana, fungendo da base per la rigenerazione e conservazione di vitigni autoctoni. La sua discendenza genetica testimonia anche antichi scambi culturali e agricoli tra Italia e Balcani.
