Varietà iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal novembre 2011 e poi inserita tra le varietà idonee alla coltivazione in Emilia-Romagna.
Sinonimi accertati: Lambrusco Benatti
Sinonimie errate:
Denominazioni dialettali locali: Cichin d’Benati (Campogalliano)
Rischio di erosione: molto elevato
Vitigno di cui si hanno notizie documentate solo nel XX secolo e solo per un ristretto areale della pianura Modenese, tra Campogalliano e Carpi. A
fine 2021 risulta presente in Regione una superficie coltivata a Lambrusco Benetti di circa 3,4 ettari (dati RER), ma potrebbero essere presenti anche altri ceppi in vecchi vigneti.
Silvestroni e colleghi (1986), durante una ricognizione di vitigni minori dell’Emilia-Romagna, identificarono un Lambrusco Benatti, ma la descrizione realizzata in quel frangente (Venturelli, 1982) presenta alcune divergenze rispetto alle osservazioni realizzate successivamente (2004-2008) su un’accessione di vite reperita nel Carpigiano ed indicata come “Benetti”.
L’analisi molecolare, però, ha portato a confermare la sinonimia (Filippetti et al. 2002). Le prime citazioni scritte relative alla presenza nell’areale di
Campogalliano di un Lambrusco differente rispetto a quelli tradizionali risalgono al 1945 (Bergonzini, 1978). La presenza e la diffusione del Benetti
in epoca prebellica è confermata anche dalla testimonianza di Luisa Pecchi: il nonno Erminio (classe 1895) le ha lasciato in eredità questo vitigno, che aveva in azienda già nei primi decenni del ‘900, con la raccomandazione di conservarlo perché poteva garantire una buona produzione di uva di ottima qualità e molto resistente ai marciumi. Secondo quanto riporta la signora Luisa, che la coltiva da tempo, l’unico difetto di questo vitigno è rappresentato dall’elevato numero e dalla eccessiva robustezza dei viticci, che rendono più difficile la stralciatura al momento della potatura invernale. L’interesse per il Lambrusco Benetti, quindi, va messo in relazione con la sua rusticità ed in particolare con la tolleranza verso i marciumi, in virtù di un grappolo abbastanza spargolo e di una buccia sufficientemente spessa e consistente.
Per queste sue caratteristiche si presta anche per la viticoltura biologica. Inoltre, avendo una maturazione tardiva, può essere utilmente impiegato
per allargare il calendario di raccolta, evitando una concentrazione eccessiva della vendemmia (specie manuale) in un’epoca ristretta. Per quanto riguarda la destinazione enologica potrebbe essere utilizzato insieme ad altri Lambruschi (L. salamino e L. di Sorbara) per la produzione di vini rosati e rossi frizzanti di pronta beva. All’analisi isoenzimatica, Lambrusco Benetti aveva evidenziato lo stesso un pattern GPI 1 e PGM 2 di Lambrusco salamino e Turca, iscritti al Registro Nazionale delle Varietà di Vite, ma queste sinonimie sono state escluse, attraverso l’analisi molecolare per il primo e sulla base dell’esame delle caratteristiche morfologiche per il secondo. Il confronto del profilo molecolare del Lambrusco Benetti (tabella profili genetici) ha rivelato peraltro maggiore affinità con acuni vitigni emiliano-romagnoli (ad es. Spergola e Cagnina) rispetto ad altri Lambruschi.
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Media o medio-grande, cuneiforme, tendenzialmente trilobata, con seni laterali superiori poco profondi o appena accennati. Lembo piano, con pagina superiore poco bollosa e pagina inferiore con peli coricati tra le nervature con densità media e peli eretti sulle nervature con densità bassa. Denti poco pronunciati, generalmente con lati convessi, ma talora è presente anche qualche dente uncinato.
Grappolo. Medio o medio-piccolo, di forma conica, alato (3-4 ali), mediamente compatto, con acini medio-piccoli, mediamente pruinosi, con buccia di colore viola scuro, quasi blu.
Caratteri agronomici ed enologici. Varietà di vigoria media e buona produttività. La fertilità è medio-alta, come pure è buona la fertilità delle gemme basali, che consente di effettuare anche una potatura corta. Poco sensibile alle principali crittogame e alle tignolette, non tollera la siccità. Germoglia 8-10 giorni prima del Lambrusco di Sorbara, la fioritura è abbastanza precoce ed ha un periodo di maturazione piuttosto lungo: l’invaiatura è tardiva e mediamente matura intorno primi di ottobre, ma in generale una maturazione più tardiva consente di raggiungere gradazioni zuccherine e colorazioni più elevate.
Produce un vino rosso rubino di buona intensità, brillante, con riflessi violacei. All’olfatto è abbastanza intenso, pulito e piacevole, con note fiorali; al gusto presenta acidità abbastanza pronunciata, è leggermente amarognolo e di media struttura, ma abbastanza equilibrato e gradevole.
