Uva Amaraguscia

Vitigno · Emilia-Romagna

Pincetti/Vicini e Caula, 1754

Amaraguscia, detta anche Gusciamara bianca non è molto comune e non la cede in bontà alla nera. Suol maturare nel finire dell’Ottobre, e dà miglior vino quando è appassita dal sole, e le si cominciano ad infradiciarsi le scorze dei grani. Può gareggiare nella forza colla Trebbiana.

Atti della Società dei naturalisti e matematici di Modena, 1866

Che se fra i nostri vitigni ve ne sono di quelli che danno un mosto scadente, quale la Bigarletta, la Posticcia, la Pellegrina ecc., ve ne sono di quelli i quali danno un ottimo prodotto. Che molte uve nostrane le quali sono pressocchè abbandonate hanno mosti ricchi di tutti gli elementi richiesti per dare vini ottimi, e che perciò meritano di essere coltivate e sperimentati i prodotti. Quali p. es. una varietà di Amaraguscia, la Farinella, il Caicadello, ed altre, le quali tutte hanno un ottimo mosto. Che tutti i mosti, che ho potuto analizzare ricavati da uve francesi, qui importate, sono per qualità inferiori e spesso molto inferiori ai mosti delle nostre migliori uve. Essi difettano specialmente nel glucosio e sono più ricchi di materiali azotati. Che il glucosio in essi non ho mai trovato superiore al 18 per cento, mentre i nostri lambruschi hanno il 21 e 22 per cento. Che, qui nel comune, i mosti di stesse uve raccolte da viti coltivate nello stesso sito, a vigna e maritate ad albero, quelli delle uve prodotte dalle viti maritate ad albero sono migliori di quelli ottenuti dalle viti a vigna. Che in generale in pianura, i mosti ricavati dalle uve di viti maritate ad alberi sono più completi di quelli ottenuti dalle uve di viti coltivate a vigna.

Nome dialettale reggiano: góssa amèra, scorzamèra (uva bianca e nera), detta anche «Guscia amara» o «Scorzamara» (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).

Nei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla la varietà è documentata dal 1771 con le grafie «agragussa», «agragucia» e «agregusia»,1 coltivata soprattutto nel Parmense — a Enzano, Coenzo, Colorno e Vedole — oltre che nei territori estensi di Modena e Reggio.2

Concorso enologico di Reggio Emilia (1891)

Al concorso del Comizio Agrario di Reggio Emilia (1891), col nome di Scorzamara, questa uva ottenne un secondo premio (diploma di merito di 2° grado) al dott. Augusto Pozzi, con 41 punti di merito e zucchero 17,2 per mille di mosto.

Bollettino del Comizio Agrario e della Società d’Agricoltura di Reggio nell’Emilia, anno XXIV, n. 6-7, giugno-luglio 1891 — Elenco dei premiati, Classe I «Uve per vini da taglio».

Nei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla la varietà è documentata dal 1771 con le grafie «agragussa», «agragucia» e «agregusia»,3 coltivata soprattutto nel Parmense — a Enzano, Coenzo, Colorno e Vedole — oltre che nei territori estensi di Modena e Reggio.4

  1. Censimento Du Tillot, 1771; C. Malaspina, Vocabolario parmigiano-italiano, 1859. ↩︎
  2. C. Roncaglia, Statistica generale degli Stati Estensi, 1847; L. Musiari, catalogo dei vitigni, 1841. ↩︎
  3. Censimento Du Tillot, 1771; C. Malaspina, Vocabolario parmigiano-italiano, 1859. ↩︎
  4. C. Roncaglia, Statistica generale degli Stati Estensi, 1847; L. Musiari, catalogo dei vitigni, 1841. ↩︎